Blocco dello studente

Blocco dello studente
Photo by JESHOOTS.COM on Unsplash

Nella vita, ogni studente può trovarsi ad attraversare un particolare momento nel quale può sperimentare una perdita di interesse per lo studio, a volte addirittura una sensazione di avversione fino alla nausea, difficoltà di concentrazione e distrazioni frequenti che portano a mettere in atto infinite procrastinazioni. Spesso inizia con mancanza di voglia e con la sensazione di non riuscire a memorizzare neppure i concetti più semplici, obbligando a leggere più e più volte le stesse righe nel tentativo di capirci qualcosa. Dopo un po’ è possibile sorprendersi con lo smartphone in mano a scrollare compulsivamente Instagram senza prestargli neppure particolare attenzione. Questa particolare condizione prende il nome di blocco dello studente.


COS’E’ IL BLOCCO DELLO STUDENTE

Il blocco dello studente è quella condizione psicologica in cui la persona sente di non riuscire più a studiare come prima:

  • Non si riesce a cominciare
  • Non si riesce a capire o apprendere niente
  • Le distrazioni sono continue e impediscono di studiare
  • I sentimenti di avversione portano in maniera graduale a procrastinare lo studio in momenti ritenuti più adatti – “adesso non ho la testa”, “non è il momento giusto”, “inizierò domani
  • Si iniziano a rimandare gli esami

Il blocco dello studente può avvenire a qualsiasi età e a qualsiasi livello di istruzione, ma risulta molto più frequente nella scuola superiore e soprattutto all’università. A volte, ma molto più raramente, può capitare che non esista alcun problema nello studio e nella preparazione, ma poi durante gli esami o le verifiche non si riesca a sostenere lo stress e la prova stessa.

Come si manifesta

Quando questa condizione si presenta lo studente può avere pensieri svalutanti per il fatto di non riuscire a studiare e quindi potrebbe iniziare a criticare se stesso di non essere in grado di fare ciò che dovrebbe. Oltre alle auto-critiche, lo studente è chiamato ad affrontare anche le critiche degli altri per il fatto di non riuscire a portare avanti lo studio con produttività. Lo studente può sperimentare, quindi, senso di colpa per le proprie presunte incapacità, oltre che vergogna e tristezza.


IL CIRCOLO VIZIOSO

Purtroppo al giorno d’oggi ci troviamo a pensare di dover fare le cose e bene e in fretta, in modo da soddisfare le aspettative della società. Avere difficoltà o attraversare periodi difficili è vissuto con ansia e paura in quanto si ha la sensazione che ciò non sia ammesso dalla società moderna. Questa condizione causa molta ansia e stress e può innescare un circolo vizioso

Tentativi di soluzione

Spesso nel tentativo di risolvere il problema rischiamo di affrontarlo in maniera erronea reiterando sempre gli stessi comportamenti che invece di risolverlo finiscono per peggiorarlo:

  • Preoccupazioni – si passa molto tempo a preoccuparsi per la situazione, immaginando i peggiori scenari possibili e criticandosi sulle sue mancanze. Questi pensieri, oltre a distrarre ulteriormente hanno l’effetto di abbattere ulteriormente e far perdere la motivazione, finendo così per sostenere e aumentare le difficoltà;
  • Evitamenti – gli evitamenti sono messi in atto quando non ci si sente abbastanza in grado di affrontare una situazione in modo da proteggersi da un eventuale fallimento. Questa strategia, ovviamente, oltre che aumentare la paura di affrontare le situazioni temute alimenta la sensazione di non essere in grado di farcela e peggiora il problema aggiungendo stress allo stress;
  • Programmi troppo rigidi – a volte a causa degli evitamenti, del tempo perso o semplicemente a causa dell’idea di dover fare tutto e subito le giornate di studio vengono programmate in maniera troppo rigida, finendo per destinare allo studio tutta l’intera giornata. Questa strategia risulta troppo rigida, per cui sarà molto facile provare frustrazione, mancanza di voglia e sensazione di scarsa produttività.
Mantenimento del problema

Il blocco dello studente, quindi, è una condizione delicata che inizia in maniera graduale, con piccole difficoltà, e si mantiene a causa dei pensieri svalutanti e dei tentativi fallimentari messi in atto per risolvere la situazione, fino al sopraggiungere di problemi più seri e sempre più frequenti.

In poche parole, più siamo sotto pressione e in colpa più aumenteranno le nostre difficoltà.


SUPERARE IL BLOCCO DELLO STUDENTE

Il blocco dello studente è un problema che non va sottovalutato, è bene cercare soluzioni adeguate fin dai primi segni del problema. Infatti, più si trascura e più diventa difficile da superare. 

Qualche strategia utile:
  • Cercare aiuto – la cosa peggiore da fare è chiudersi in sé stessi. Condividere le difficoltà con amici, parenti o persone vicine potrà diminuire il senso di solitudine e mettere in moto un meccanismo di supporto sia logistico che morale;
  • Superare la noia – una cosa da fare in questi casi è sicuramente quella di alleggerire il carico di studio e inserire frequenti pause in modo da rendere meno pesante la fatica. Altra cosa, se possibile è quella di trovare argomenti di interesse, approfondire con curiosità o storie interessanti, in modo da aumentare la motivazione e alleggerire l’impegno;
  • Fissare obiettivi facili – quando si sta sperimentando la sensazione di essere bloccati, la cosa migliore da fare è quella di rimettersi in moto. Porsi tanti piccoli obiettivi facilmente raggiungibili aumenterà la sensazione di essere tornati in movimento, aumenterà la motivazione e le auto-valutazioni positive. In questo modo anche l’umore migliorerà, risultando un valido alleato nelle nostre battaglie quotidiane;
  • Pianificazione – creare un proprio piano di studio in base al tempo, alle energie e al grado di difficoltà che stiamo attraversando può risultare vincente. Dobbiamo solo ricordarci di dedicare tempo allo studio in maniera graduale, non serve sovraccaricarsi, e di partire sempre da obiettivi semplici.
  • Creare abitudini sane – dedicare più tempo sé stessi, mangiare in modo sano, dormire in modo regolare, svolgere qualche tipo di attività fisica e crearsi delle routine quotidiane potrà certamente essere un piano vincente che aumenterà l’umore e la capacità di far fronte a situazioni difficili.

LA PSICOTERAPIA

A volte è necessario ricorrere all’aiuto di un professionista. Quando il blocco dello studente non si risolve spontaneamente, quando sono stata tentate molte soluzioni, ma nessuna ha funzionato o quando la situazione risulta essere molto invalidante e produce notevole sofferenza è probabile che sia necessario un aiuto esperto. Non servono coach o presunti esperti, ma occorre affrontare il problema nel modo migliore e soprattuto più personalizzato possibile. La psicoterapia può rappresentare una preziosa risorsa in grado di risalire alle cause del problema e risolverle in maniera mirata. Inoltre, è in grado di fornire dei validi strumenti per poter affrontare difficoltà simili in futuro. La psicoterapia cognitivo comportamentale è in grado di sbloccare il problema, rappresentando una soluzione rapida e soprattutto efficace.

Se cerchi uno psicologo a Pisa che possa aiutarti contattami.



Altri articoli

Il Confronto con gli altri: uscire dalla trappola

Il confronto con gli altri: uscire dalla trappola

Confrontarsi con gli altri è una tendenza naturale, che tutti noi, in quanto esseri umani, abbiamo. Tale confronto può essere assolutamente neutrale, come quando si limita a valutare le somiglianze e le differenze e può risultare essenziale per il ragionamento intelligente. E’ inoltre produttivo quando ci sentiamo ispirati ad emulare alcuni aspetti di altri che ci hanno colpito e quindi quando ciò ci spinge a migliorarci. Secondo lo psicologo e sociologo Leon Festinger l’essere umano ha sviluppato la tendenza a confrontarsi con l’altro per il bisogno di verificare le sue opinioni e competenze, in assenza di strumenti di misurazione naturali o fisici. È un sistema usato per ottenere la misura del nostro vivere all’interno della società. Dato che non esistono strumenti oggettivi al di fuori del contesto sociale che misurino il valore, ci guardiamo intorno in cerca di un punto di riferimento che ci aiuti a capire se stiamo agendo bene o male: nel lavoro, nelle relazioni, nella vita in generale.

La trappola del confronto con gli altri

Seppur innato e utile, confrontarsi con gli altri diventa disfunzionale quando produce sentimenti quali invidia o gelosia oppure quando ci porta a giudicarci migliori o peggiori degli altri. Fin da piccoli, durante le scuole o nello sport i bambini vengono messi a confronto fra di loro. Chi è più intelligente, più carino, più bravo? Viviamo in una società competitiva in cui la persona non vale per quello che è, ma in relazione agli altri. In questo contesto il confronto è diventato lo strumento attraverso il quale cerchiamo il nostro valore fuori da noi stessi e non in noi stessi. Paragonarci agli altri allora rischia di attivare in noi emozioni spiacevoli e di diventare il sistema di misura delle nostre presunte mancanze, assumendo la funzione negativa di autosabotaggio piuttosto che quella positiva di motivarci al miglioramento.  Quando cadiamo in questa trappola il confronto ci opprime e ci rende infelici. Tutto questo, soprattutto negli ultimi anni con l’avvento e la crescita esponenziale dei social network, si è ulteriormente potenziato, portando sul piatto del confronto non più i nostri simili, ma addirittura modelli di paragone sempre più irraggiungibili.

La negazione di noi stessi nel confronto con gli altri

Il confronto costantemente con gli altri potrebbe derivare da una bassa autostima e dalla mancanza di fiducia rispetto al proprio percorso di vita. Dal punto di vista logico è, inoltre, un’operazione riduttiva. Il confronto con gli altri porta sempre alla negazione di noi stessi. Secondo Kierkegaard, confrontarsi agli altri ci allontana dalla nostra essenza, impedendoci di essere autentici e creando bisogni che prima non pensavamo di avere. Ogni volta che ci paragoniamo agli altri perdiamo di vista la complessità che caratterizza ognuno di noi e questo si riflette in un impoverimento dell’individualità. Esasperare il confronto ci condurrà inevitabilmente verso il tentativo di soddisfare sempre più nuovi “bisogni” con lo scopo di ottenere la felicità, ma in realtà finiscono col renderci perennemente insoddisfatti. Un po’ come l’asino con la carota, cerchiamo di raggiungere un obiettivo che attraverso il confronto spostiamo sempre più in avanti. 


Come sfuggire dalla trappola del confronto con gli altri?

Uscire dalla trappola del confronto con gli altri non è facile, specialmente quando fa parte di noi da molto tempo. Tuttavia, riuscirci significa finalmente vivere in pace e soddisfatti secondo i propri desideri e i propri valori. Per sfuggire da questa trappola dobbiamo provare ad andare oltre il confronto. La prima cosa è rendersi conto che confrontarsi con gli altri è il segnale che non ci amiamo o non ci valorizziamo abbastanza. Quando abbandoniamo la necessità di confrontarci con gli altri, di guardare fuori da noi per trovare i punti di riferimento con cui stimare il nostro valore, possiamo iniziare a guardarci dentro. Connettendoci con noi stessi siamo in grado di capire di cosa abbiamo veramente bisogno e cosa davvero desideriamo per noi stessi. Desideri autentici, che provengono da noi stessi. Non quelli imposti dai paragoni. Durante questo processo di auto-accettazione, iniziamo a scoprirci, apprezzarci e valorizzarci per ciò che siamo. Iniziamo a pensare realmente a come vogliamo vivere e quali cambiamenti ci renderebbero davvero felici.

Cosa possiamo fare

Accorgersi e scoprire i nostri obiettivi.

È molto importante distinguere tra i nostri obiettivi e gli obiettivi che sembrano nostri, ma che sono legati alle aspettative degli altri. Capita molto spesso di voler dimostrare il nostro valore a qualcuno a tal punto da confondere le sue aspettative e i suoi scopi con i nostri. Come se disattendere quelle richieste significasse non valere abbastanza. Mettere a fuoco ciò che è davvero importante per noi potrebbe essere il primo grande passo per uscire dalla trappola del confronto.

Proviamo a rispondere a queste domande:

  • Ci sono cose che ho fatto solo per dimostrare il mio valore a qualcuno?
  • Se non ci fosse qualcuno con confrontarsi agirei diversamente? Quali bisogni ho in questo momento della mia vita?
  • Quali, per me, hanno la priorità su altri? 

Comprendere le nostre caratteristiche

Ognuno di noi ha delle caratteristiche che ci differenziano gli uni dagli altri. Ognuno ha le sue attitudini, i suoi valori, le sue preferenze, i suoi modi di fare le cose e le sue scale di priorità. La realizzazione e la felicità passano necessariamente dalla coerenza con noi stessi. Rinunciare a parti di noi e accettare i sistemi di valori imposti dall’esterno, solo per cercare di essere più simili a qualcuno che ammiriamo o per dimostrare il nostro valore a qualcuno, ci allontana da noi e ci porta a vivere una vita fatta di continue frustrazioni.

Proviamo a chiederci, ad esempio:

  • Quello che sto facendo, lo sto facendo davvero per me?
  • Quanto di quello che sto facendo o che ho fatto nella mia vita è stato mosso dal confronto con qualcuno?
  • Sto veramente facendo qualcosa in linea con le mie caratteristiche, attitudini e valori?

Accettare gli errori e promuovere la gentilezza

Ogni scelta rappresenta un’incognita. Nessuno di noi avrà mai la certezza che le scelte che farà saranno sempre quelle giuste. Quanto è pericoloso, per noi, fare errori? Capita spesso, purtroppo, che sbagliare venga confuso con fallire e porti all’errata convinzione di non avere abbastanza valore. Sbagliare potrebbe esporci a giudizio o alla delusione degli altri. Spesso chi ha una bassa autostima tende a concentrarsi sugli errori fatti in passato e giudicarsi costantemente sulla base di quelli. Non dobbiamo mai confondere chi siamo stati o cosa abbiamo fatto con il nostro attuale valore. Dobbiamo invece, imparare a perdonarci,  promuovendo un atteggiamento di gentilezza verso noi stessi e ricordandoci che l’unica mappa che abbiamo per orientarci in tutta questa incertezza è data da quello che sentiamo nel qui ed ora: dai nostri bisogni interni, dalle nostre attitudini, dalle nostre motivazioni e dai nostri valori. Sulla base di questo scegliamo cosa è giusto per noi in un determinato momento. Avere come obiettivo quello di non sbagliare mai, oltre ad essere poco realistico, ci carica di moltissima ansia e ci espone al rischio non decidere in maniera lucida. Impariamo inoltre, a vedere il lato positivo dei nostri errori e a riflettere su di essi per migliorarci e andare avanti.

Riconoscere il nostro valore

Spesso facciamo proprio il contrario. Siamo propensi a concentrarci su ciò che ci manca e che magari gli altri hanno, piuttosto che su ciò che abbiamo e ci rende felici. Tendiamo cioè a paragonare le nostre debolezze con i punti di forza degli altri. Quando accade ciò possiamo provare a concentrarci sulle cose positive della nostra vita, su ciò che ci da soddisfazione e che ci rende felici. Ricordiamoci che siamo abbastanza così come siamo e nessun paragone con altri potrà mai definire il nostro valore.

Proviamo a chiederci:

  • Quante volte mi concentro sui miei successi?
  • Quante volte mi sono riconosciuto/a il merito per i miei traguardi?
  • Quali sono i miei punti di forza e come posso usarli?

Evitare il confronto

Grazie ai social media, oggi, cadere nella trappola del confronto con gli altri è ancora più facile. Spesso ciò che viene mostrato è solo quello che vogliamo che gli altri vedano di noi. Così come accade per le foto, applichiamo filtri anche alla nostra realtà, evidenziando gli aspetti positivi e nascondendo quelli che ci piacciono meno. Conoscere quello che in noi fa scattare la trappola è utile per provare a disinnescarla. Ogni qual volta ci accorgiamo di essere caduti nella trappola, ricordiamoci, senza giudicarci, che basta spostare la nostra attenzione verso altre cose o ad esempio, se siamo sui social, posare lo smartphone. 

Proviamo a domandarci:

  • Cosa mi porta a confrontarmi?
  • Quando faccio più confronti?
  • Cosa penso quando mi confronto con qualcun’altro/a?

Valorizzare i nostri progressi

Essere impegnati in competizioni e in confronti con altre persone ci fa perdere di vista i nostri progressi. Invece di cercare al di fuori di noi i parametri per un confronto, sarebbe più utile che ci confrontassimo con i risultati da noi ottenuti, mettendoli in relazione con i nostri punti di partenza, valorizzando così i nostri progressi e gli sforzi fatti per raggiungerli.

Proviamo a rispondere a:

  • Quanto sono migliorato rispetto agli inizi?
  • Cosa ancora posso fare per migliorarmi?
  • A che punto sono?

Siamo onesti con noi stessi

È risaputo che le emozioni che non riusciamo a gestire finiscono per dominarci. Se siamo in costante lotta con l’invidia, il modo migliore per disarmarla è chiamarla con il suo nome. Potremmo addirittura, se ci sentiamo particolarmente audaci, confessare agli altri le nostre emozioni, a quel punto si dissolveranno magicamente. Nella conoscenza dell’esperienza altrui potremmo arrivare a scoprire cose impensabili.

Proviamo a chiederci:

  • Cosa sto provando?
  • Perché sto provando proprio ora questa emozione?

Per approfondire queste tematiche e imparare a conoscersi meglio può essere utile un consulto psicologico con un professionista qualificato. Se cerchi uno psicologo a Pisa che possa aiutarti contattami.

Altri articoli

Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)

Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)

Cos’è il disturbo Ossessivo-Compulsivo

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è caratterizzato principalmente dalla presenza di pensieri, immagini o impulsi ricorrenti. Questi possono creare ansia o una sensazione di sgradevolezza o disgusto che obbliga, chi ne soffre, a mettere in atto dei comportamenti ripetitivi finalizzati ad alleviare queste sensazioni. 

È un disturbo che prevede la presenza di due sintomi caratteristici, le ossessioni e le compulsioni, che interferiscono con la vita quotidiana causando un disagio significativo. In alcuni casi possono essere presenti solo ossessioni o solo compulsioni.

Compralo su Erickson.it

Ossessioni nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)

Le ossessioni (pensieri, immagini o impulsi) si manifestano in modo improvviso, contro la volontà del paziente, diventando via via sempre più frequenti. L’ossessione, quando si manifesta, cattura totalmente l’attenzione del paziente, al punto che diventa impossibile pensare ad altro e provoca intense sensazioni di ansia, vergogna e paura.

La comparsa di queste idee o pensieri sono sempre accompagnate dal tentativo di resistenza da parte della persona che li sperimenta, il quale cercherà di ignorarle, scacciarle dalla mente o attenuarle attraverso la messa in atto di azioni o cercando di sostituirle con altri pensieri. A volte si riesce a distrarsi dall’ossessione, ma il sollievo è solo momentaneo perché le ossessioni si ripresentano continuamente e in maniera sempre più frequente.

Esempi di ossessioni

Pensieri ossessivi:

  • Ho dimenticato di chiudere la portiera della macchina”
  • Sulle mie mani ci sono dei germi”

Immagini ossessive:

  • Immagini a carattere sessuale
  • Immagini blasfeme

Impulsi ossessivi:

  • Impulso di fare del male a me o a un’altra persona
  • Impulso a comportarsi in maniera imbarazzante

Le compulsioni nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)

Le compulsioni sono azioni mentali e/o comportamenti ripetitivi messi in atto in risposta alle ossessioni e che rappresentano un tentativo di soluzione. Queste permettono alla persona di alleviare momentaneamente il disagio emotivo provocato dalle ossessioni e regalano, seppur in maniera temporanea, un senso di sollievo, allontanando la sensazione che qualcosa non vada o che potrebbe accadere qualcosa di brutto.

Esempi di comportamenti compulsivi:

  • Lavarsi le mani
  • Riordinare
  • Eseguire controlli continui

Esempi di azioni mentali compulsive:

  • Contare
  • Pregare
  • Ripetere parole o frasi

Vari tipi di Disturbo Ossessivo-Compulsivo

Il DOC può assumere molteplici forme diverse. A volte è possibile che più forme siano presenti in concomitanza, ma è anche possibile che chi soffre di DOC non si riconosca in nessuna categoria. Le principali tipologie di DOC presenti nella pratica clinica sono 7 e vengono distinte in:

  • DOC da contaminazione: Le ossessioni principali sono connesse al rischio di contagio o contaminazione. Le compulsioni, invece, riguardano principalmente la pulizia o il lavaggio accurato e ripetitivo di mani o parti del corpo. Le persone che ne soffrono vivono la costante preoccupazione che loro stessi o un familiare possa ammalarsi entrando in contatto con qualche sostanza contaminante o qualche germe;
  • DOC da controllo: Le ossessioni principali sono connesse a timori ricorrenti di aver dimenticato qualcosa, di aver fatto un errore o di aver inavvertitamente danneggiato qualcosa o qualcuno. Chi soffre di questo tipo di disturbo ha la costante preoccupazione che una propria azione o un proprio errore sia causa di disgrazie;
  • DOC da ordine e simmetria: Il disturbo si presenta con intolleranza verso il disordine o verso l’asimmetria. Gli oggetti devono essere al loro posto, tutti perfettamente allineati, simmetrici e in ordine secondo una precisa logica (es. per colore o per dimensione). Chi soffre di DOC da simmetria si impegna anche per molte ore a riordinare oggetti, quando percepisce disordine, fino a che non sente che tutto è “a posto”. Le ossessioni di ordine e simmetria possono riguardare anche il proprio corpo (es. pettinatura dei capelli, abiti);
  • DOC da superstizione eccessiva: Il disturbo si manifesta attraverso la presenza di pensieri superstiziosi portati all’eccesso. Chi ne soffre ritiene che l’esito degli eventi sia legato al compimento di certi gesti, al fatto di pronunciare o meno certe parole, vedere o non vedere determinate cose o contare per un numero preciso di volte. Chi ha il DOC da superstizione eccessiva deve mettere in atto il “giusto rituale” e ripeterlo il numero di volte adeguato per evitare qualche disgrazia (ad esempio, abbottonare e sbottonare la camicia cercando di pensare cose positove);
  • DOC da accumulo/accaparramento: Il disturbo si manifesta con la tendenza ad accumulare oggetti insignificanti a causa della difficoltà a disfarsene. Solitamente chi soffre di questo particolare disturbo non è consapevole dei suoi eccessi e sperimenta una condizione di disagio emotivo al solo pensiero di gettare via qualcosa;
  • Ossessioni pure: Il disturbo si presenta con pensieri o immagini in cui la persona attua comportamenti inaccettabili o indesiderati. In questo caso non vengono attuate né compulsioni, né rituali mentali. L’ansia derivante dalle ossessioni pure non riguarda la natura del pensiero, ma il suo significato;
  • Compulsioni mentali: Chi ne soffre mette in atto dei veri e propri rituali mentali (ad esempio rituali di conteggio, ripetizione di frasi o preghiere) senza presentare però compulsioni materiali. Le compulsioni mentali sono messe in atto con lo scopo di scongiurare la possibilità che si avveri il contenuto dell’ossessione e abbassare lo stato di disagio emotivo.

Diffusione del Disturbo Ossessivo-Compulsivo

Il Disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è un disturbo abbastanza comune. Si stima che questo disturbo colpisca il 2-3% della popolazione nel corso della vita. Colpisce indipendentemente sia uomini che donne, può esordire nell’infanzia (25% dei pazienti), ma la maggior parte dei pazienti il disturbo ha inizio durante la pubertà. Senza trattamento adeguato, prima di tutto con una psicoterapia cognitivo comportamentale specifica, il disturbo ossessivo compulsivo assume un carattere cronico con tendenza ad aggravarsi nel tempo.


Terapia del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)

Psicoterapia per il disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)

L’efficacia della Terapia Cognitivo Comportamentale nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo è scientificamente comprovata; questo la rende il trattamento psicoterapeutico di elezione per la cura dei disturbi ossessivi. Può anche essere cambiata al trattamento farmacologico, mantenendo un’ottima efficacia clinica.

Lo scopo della psicoterapia è quello di apprendere l’infondatezza delle paure e imparare che queste possono essere affrontate anche senza rituali. 

La Psicoterapia cognitivo comportamentale coniuga due tipi di terapia: 

  • la terapia comportamentale: la tecnica più usata per il DOC è l’esposizione con prevenzione della risposta. Si esegue una graduale esposizione allo stimolo ansiogeno (questa tecnica si fonda sul fatto che il disagio emotivo tende a diminuire spontaneamente man mano che ci si abitua allo stimolo) e parallelamente si mette in atto la tecnica della prevenzione della risposta (le compulsioni vengono gradualmente rimandate fino alla sospensione). 
  • la terapia cognitiva: attraverso la modificazione di alcuni processi di pensiero, automatici e disfunzionali, si interviene sulle principali distorsioni cognitive che stanno alla base del disturbo nei pazienti con DOC.

Farmacoterapia per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo

Gli inibitori della ricettazione della serotonina (SSRI), sono i farmaci più usati per la cura del disturbo ossessivo compulsivo; talvolta si aggiungono alla terapia anche altri farmaci, come per esempio gli antipsicotici atipici per la loro azione sul sistema dopaminergico implicato nel disturbo. La terapia farmacologica può essere un aiuto, ma va sempre affiancata alla terapia cognitivo comportamentale.

Se senti di aver bisogno di aiuto e cerchi uno psicologo a Pisa che possa aiutarti a vincere il disturbo ossessivo compulsivo contattami.


Per approfondire


Altri articoli


Gestire la quarantena con un figlio autistico

Quarantena con figlio autistico
Photo by Anna Kolosyuk on Unsplash

Quella del virus Sars-CoV2, legato alla malattia COVID-19, è purtroppo diventata una pandemia e le misure del governo per far fronte a questo problema e prevenirne la diffusione sono molto restrittive. Stare a casa e limitare la propria libertà per il benessere comune è difficile per tutti, ma forse ancora di più per persone con bisogni speciali e le loro famiglie. La gestione di questi bisogni in un periodo come questo può rappresentare una sfida difficile. Queste misure, necessarie per la salute di tutti noi, devono essere gestite attentamente per evitare un aumento dello stress, anche genitoriale e una esacerbazione dei problemi comportamentali dei ragazzi.
Potrebbe essere utile, quindi, una guida su come gestire la quarantena con un figlio autistico.


Scarica la guida completa


7 piccoli consigli per i genitori per gestire la quarantena con un figlio autistico

1. Spiegare bene cos’è il Covid-19
È importante spiegare cos’è COVID-19 e perché dobbiamo rimanere tutti a casa. La spiegazione deve essere però quanto più semplice e concreta possibile. Alcuni materiali educativi utili possono essere:

2. Pianificare bene le attività quotidiane 
Persone con problemi legati all’autismo, hanno maggiori difficoltà a pianificare le proprie attività e le proprie giornate e spesso risentono di questa difficoltà, soprattutto quando la loro routine viene interrotta e non rimpiazzata. Sarebbe utile suddividere le attività quotidiane usando un calendario (rendendo visivo il concetto di tempo) e assegnando una stanza diversa per ognuna di esse e magari essendone coinvolti in prima persona. Questa struttura può essere utile per qualsiasi livello di funzionamento. Se il ragazzo è in età scolare sarebbe bene pianificare i compiti e mantenerli sempre negli stessi orari. È comunque consigliabile mantenere le classiche routine del ritmo sonno/veglia, dei lavori domestici e delle competenze quotidiane. In questo sito  sono offerti alcuni materiali operativi, spunti per attività interessanti e idee per la programmazione delle giornate.

3. Stare insieme e condividere 
Al fine di prevenire l’isolamento, può essere utile pianificare giochi, sessioni internet o tv insieme e/o condividere le attività quotidiane e partecipare agli interessi.

4. Aiutare il ragazzo ad esprimere sentimenti inquietanti Ogni persona ha il suo modo di esprimere emozioni. In questo periodo è possibile provare sentimenti come paura, tristezza e anche un grado variabile di confusione. A volte impegnarsi in un’attività creativa, come il gioco e il disegno, può facilitare questo processo.

5. Sport o attività fisica 
È importante prevedere, nella routine giornaliera, delle sedute per l’attività fisica. Questo è estremamente importante per garantire uno sfogo efficace allo stress e alle tensioni che ovviamente, in un periodo così difficile, tenderanno ad accumularsi. Delle buone attività possono essere rappresentate da rilassamento e stretching che possono risultare particolarmente utili anche per prevenire problemi legati a postura ed eccesso di immobilità. Nella guida sono presenti alcuni consigli su come svolgere e motivare il ragazzo o la ragazza per queste sessioni. A questo link oppure su Facebook  è disponibile la serie di video con le attività appositamente pensate dalla dott.ssa Irene Sabella, Fisioterapista.

6. Tempo libero e contatti sociali 
Importante, come detto in precedenza, è stimolare i ragazzi per colmare le mancanza createsi in questo periodo ma è altrettanto importante garantire e ritagliare loro un po’ di tempo libero per se stessi. Importante sarebbe anche mantenere alcuni contatti sociali. Preferibile pianificare videochiamate, telefonate, chat, email, lettere (a seconda delle preferenze di ognuno) almeno una o due volte a settimana con persone a cui la persona è legata o che considera come punto di riferimento. Da preferire, se il ragazzo o bambino è in età scolare, il contatto con insegnanti e compagni di classe.

7. Consultazioni online con professionisti 
Le misure restrittive possono causare livelli elevati di distress in molte persone nello spettro autistico. Questo può aumentare il rischio di scompenso psichico, con crisi di agitazione psicomotoria o altre alterazioni comportamentali. È consigliabile per i genitori/caregiver contattare il medico specialista referente (nel caso di persone in età evolutiva) o il medico di base in raccordo con gli operatori di riferimento (nel caso di persone in età adulta che non abbiano un medico specialista referente). In ogni caso è consigliabile attivare la rete di riferimento.

Approfittare di questi giorni per dedicare più tempo ai figli osservandoli, parlando con loro, incentivando delle attività, promuovendo l’indipendenza, la manualità o altro, può essere un buon modo per gestire la quarantena, risulta particolarmente importante se si ha un figlio autistico.

Gestione delle crisi d’ansia

Nell’attuale situazione di emergenza alcune persone possono sperimentare più facilmente ansia o turbamento, fino ad andare incontro a vere crisi d’ansia o attacchi di panico. È possibile notare confusione mentale, grave agitazione motoria, aumento dei comportamenti problematici e altre reazioni fisiche (tremori, scosse, difficoltà respiratorie, palpitazioni, tachicardia, diarrea, vomito, sbalzi di pressione e più raramente svenimenti.

Alcuni consigli e tecniche per gestire le crisi

  • Mantenere un tono di voce calmo e morbido
  • Limitare gli spostamenti e posizionarsi fra la persona e l’uscita dalla stanza in cui vi trovate
  • Controllare la mimica e la gestualità in modo che risulti adeguata ai contenuti rassicuranti dei discorsi
  • Mantenere il contatto visivo
  • Ricordare che siete lì per aiutare e che è al sicuro (se è vero);
  • Se manifesta disorientamento, aiutare a rientrare in contatto con l’ambiente indicando o supportando fisicamente a:
    • posizionare i piedi sul pavimento
    • toccarsi lentamente le dita di una mano o la mano con l’altra mano;
    • orientare l’attenzione verso oggetti o stimoli rilassanti e invitare a comunicare ciò che vede e sente;
    • concentrarsi sul proprio respiro e respirare lentamente fungendo da guida (inspirare
    • contando fino a 4, espirare contando fino a 4)

Approfondimenti a riferimenti

  • Narzisi, A. Handle the Autism Spectrum Condition During Coronavirus (COVID-19) Stay At Home period: Ten Tips for Helping Parents and Caregivers of Young Children. Brain Sci. 2020, 10, 207.
  • Osservatorio Nazionale Autismo ISS. Indicazioni ad interim per un appropriato sostegno delle persone nello spettro autistico nell’attuale scenario emergenziale SARS CoV-2.
  • SIDiN. Consigli per la gestione dell’epidemia COVID-19 e dei fattori di distress psichico associati per le persone con disabilità intellettiva e autismo con necessità elevata e molto elevata di supporto. https://www.sidin.info
  • https://autismocomehofatto.com

Muoviamoci insieme


Muoviamoci insieme! Parlando con una mia amica fisioterapista, la dott.ssa Irene Sabella, stavamo discutendo su quanto importanti siano lo sport e il movimento fisico per il mantenimento e la promozione del benessere psico-fisico.

Abbiamo cercato in giro e non abbiamo trovato nessun tutorial di attività adatte a persone con disturbi del neurosviluppo. Così è nata l’idea: creare dei video tutorial appositamente pensati e realizzati in modo tale che ragazze e ragazzi con particolari necessità potessero fare attività fisica da soli o supportati dei loro genitori/caregiver. E allora muoviamoci insieme!

Devo ringraziare Irene per l’entusiasmo e per la disponibilità con la quale si è dedicata a questo progetto.
Irene ed io siamo a disposizione per qualsiasi dubbio, chiarimento o curiosità.


Contatti:
dott. Andrea Galleschi – Psicologo
dott.ssa Irene Sabella – Fisioterapista


Questo il primo di tre video in programma – Lezione Seduta.

Muoviamoci insieme – Lezione seduta

Come parlare ai nostri figli del Covid-19

Il ruolo del genitore

Si sente spesso dire che quello del genitore è il lavoro più difficile del mondo. Se è vero in condizioni di normale quotidianità, figuriamoci quanto possa diventare complicato in situazioni di emergenza. Per un bambino il coronavirus non ha solo un impatto pratico sulle sue abitudini, ma ha certamente anche un impatto emotivo nel suo presente e potrebbe averne anche nel suo futuro. Molto importante è il modo in cui i genitori si approcciano a questo tema con i loro figli e il modo con cui decidono di parlare ai figli del Covid-19

Come parlare ai nostri figli l’emergenza Covid-19?

Far finta di nulla è sicuramente controproducente. Dobbiamo tenere presente che i figli sono immersi nella stessa situazione in cui sono immersi i genitori, ne vivono le stesse caratteristiche di drammaticità, ma senza avere tutte le risposte che hanno i più grandi e questo può portarli ad essere assaliti da una quantità eccessiva di dubbi.

La classica frase di circostanza “non è nulla”, oltre a non essere rassicurante, potrebbe avere effetti dannosi. Infatti, attraverso l’osservazione del mondo circostante il bambino percepisce uno stato di disagio che una frase come “non è nulla” andrebbe solo a invalidare. Il bambino, così facendo, sperimenterà non solo la paura relativa alla situazione, ma anche una sensazione di inadeguatezza per il semplice fatto di sperimentare quelle emozioni.

Consigli pratici su come parlare ai nostri figli del Covid-19

Scarica la guida con i consigli pratici.

Articoli correlati

Coronavirus: paura o panico?


Coronavirus: paura o panico?

Coronavirus: paura o panico?
http://www.freepik.com”>Designed by Freepik

In tempi come questo, dove viviamo questo stato di emergenza legato alla diffusione del coronavirus (virus COVID-19) è normale un intensificarsi di preoccupazioni e paure.

La paura è una normale meccanismo ancestrale, molto utile ed è stata selezionata dall’evoluzione per permetterci di individuare e prevenire i pericoli. Chi più, chi meno, in questo particolare momento, sperimenterà una normalissima quota di paura funzionale a gestire un evento come questo. 

Coronavirus: Paura o panico?

Esiste però la possibilità che la paura produca effetti invalidanti, fino ad arrivare a bloccarci. Quando una paura può passare da utile a disfunzionale? Quando questa non è proporzionata al pericolo. In questo caso succede che la paura diventa eccessiva rispetto al reale pericolo rischiando di trasformarsi in panico e finire col danneggiarci.

Non è chiaro, visto che il fenomeno della diffusione del COVID-19 è ancora pressoché sconosciuto, quale sia il livello di allarme utile da tenere in questa circostanza. Possiamo però provare a seguire delle piccole accortezze per evitare che la paura diventi sproporzionata e ci conduca verso forme di ansia individuale e di panico collettivo.

Cosa fare?

Il Consiglio Nazionale dell’ordine degli Psicologi, appositamente per questa emergenza da coronavirus ha stilato un decalogo antipanico scaricabile a questo indirizzo: http://www.psy.it/wp-content/uploads/2020/02/vademecum-cnop.pdf

Da parte mia mi sento di condividere qualche consiglio:

  1. Limitare la ricerca di informazioni: passare molto tempo leggendo o ascoltando notizie farà aumentare il nostro livello ansia.
  2. È bene affidarsi a fonti di informazione affidabili. Il consiglio è quello di basarsi SOLO su fonti informative ufficiali, aggiornate e accreditate.
  3. Se pensi che le tue paure siano eccessive al punto da recarti disagio puoi provare a seguire qualche consiglio o eventualmente chiedere l’aiuto di un professionista.
    • Prova con la respirazione diaframmatica
    • Focalizza l’attenzione sul presente. Puoi provare a ritagliarti un momento per attività che ti permettano di focalizzare l’attenzione nel qui e ora (ad esempio scrivere o leggere)
    • Contieni le tue preoccupazioni ad un unico momento e per un tempo limitato. Scegli un momento della giornata nel quale ti concederai di dedicarti alle paure ai pensieri ansiosi per un tempo limitato di non più di 10 minuti.

Ogni volta che capita un momento difficile come questo abbiamo anche l’opportunità di riscoprire cose perdute o date per scontate. Approfittiamone per passare un po’ di tempo in famiglia o per prenderci un momento per noi, nonostante tutto.

Articoli correlati


Ansia: sintomi e cura

Ansia: sintomi e cura

Ansia è un termine generalmente usato per indicare un complesso stato di attivazioni fisiologiche, cognitive e comportamentali in risposta ad uno stimolo ritenuto minaccioso e verso il quale crediamo di non poter rispondere in maniera efficace. Tuttavia l’ansia è di per sé un fenomeno assolutamente normale. Non è altro che la risposta del nostro organismo che si prepara ad affrontare uno stimo avvertito come pericoloso. Quali sono i sintomi dell’ansia e come si cura?



Quando l’ansia diventa patologica?

Può diventare un problema quando risulta eccessiva rispetto allo stimolo o alla situazione che ci troviamo a dover affrontare oppure quando persiste per un tempo prolungato. In questo caso anche una situazione oggettivamente non pericolosa può diventare uno sforzo enorme e fonte di sofferenza, come ad esempio sostenere un esame, uscire di casa o vedere altre persone.

Sintomi dell’ansia

Riconoscere l’ansia.
Le sue caratteristiche principali sono:

  • pensieri e previsioni di tipo ansioso: mi sentirò male, non ce la farò, farò una brutta figura;
  • emozioni di paura, timore e ansia;
  • sensazioni corporee tipiche: 
    • tensione muscolare, tremore, 
    • respirazione alterata e possibile sensazione di soffocamento e costrizione, 
    • battito cardiaco accelerato, aumento della sudorazione, sensazioni di svenimento e vertigini, nausea;
  • comportamenti alterati: agitazione motoria e irrequietezza, alterazione dell’appetito, alterazioni del sonno e comportamenti di evitamento delle situazioni attivanti.

Se sono presenti anche solo alcuni di questi sintomi e si avverte un peggioramento della qualità della vita quotidiana è bene rivolgersi a un professionista. 

Disturbi d’ansia

I disturbi d’ansia più diffusi sono:

  • Fobia specifica, ovvero un’intensa e immotivata paura di: spazi chiusi, ragni, insetti, aereo, automobile ecc.;
  • Disturbo di panico e agorafobia;
  • Disturbo d’ansia generalizzata;
  • Fobia sociale;
  • Disturbo post-traumatico da stress.

Il trattamento dell’ansia

Quando l’ansia diventa eccessiva e incontrollabile può diventare un disturbo psicologico e avere gravi ripercussioni sulla qualità della vita di chi ne soffre. In questo caso è indispensabile l’intervento di un professionista per cercare di gestire e ridurre la sintomatologia.

La presa in carico per i disturbi d’ansia può avvenire attraverso:

  • Trattamento psicologico
  • Trattamento farmacologico

Terapia psicologica per l’ansia

Il principale trattamento per l’ansia è certamente la psicoterapia. In particolare la psicoterapia cognitivo comportamentale ha dimostrato di esse la più valida per la cura dei disturbi d’ansia, tant’è che è considerata il trattamento di prima scelta. In pochi mesi, attraverso la terapia, il paziente verrà aiutato a riconoscere l’ansia patologica dall’ansia non patologica, a interrompere il suo ciclo di attivazione e a ridurre o eliminare la sintomatologia. Attraverso l’insegnamento di tecniche di rilassamento e di respirazione il paziente potrà ridurre fin da subito l’impatto delle sensazioni fisiche dell’ansia e arricchire il suo bagaglio di competenze per la gestione dei sintomi. Oltre all’approccio classico, la psicoterapia cognitivo comportamentale può avvalersi di nuovi e scientificamente provati protocolli di terapia metacognitiva per la cura dei disturbi d’ansia.

Terapia farmacologica dell’ansia

Farmaci ansiolitici come le benzodiazepine o antidepressivi di ultima generazione sono solitamente prescritti per il trattamento dei disturbi d’ansia. Tuttavia questi farmaci hanno efficacia limitata nel tempo e spesso, dopo un leggero miglioramento  possono peggiorare la situazione.

Se cerchi uno psicologo a Pisa che possa aiutarti contattami.