Il rientro dopo l’estate: come gestire ansia e stress da rientro

Stress da rientro

Le vacanze estive rappresentano per molti un momento di pausa, relax e rigenerazione. Tuttavia, il ritorno alla routine quotidiana – che si tratti di lavoro, università o scuola – può portare con sé sensazioni di stanchezza, malinconia e, in alcuni casi, un vero e proprio stress da rientro, nota anche come stress post ferie. Questo fenomeno non va considerato una patologia, ma una condizione comune e temporanea. Tuttavia, se non riconosciuto e gestito, può influire notevolmente sul benessere psicologico. Come psicologo e psicoterapeuta a Pisa, incontro spesso persone che affrontano con difficoltà questo momento di transizione: adulti, genitori e studenti.

Cos’è l’ansia da rientro

L’ansia da rientro è quella sensazione di irrequietezza, nervosismo o preoccupazione che compare quando si torna alle responsabilità quotidiane dopo un periodo di vacanza. Può manifestarsi sia sul piano psicologico che fisico. Alcuni sintomi comuni includono:

  • insonnia, difficoltà ad addormentarsi o sonno frammentato  
  • difficoltà di concentrazione; sensazione di “mente vuota” o distratta  
  • irritabilità, sbalzi d’umore  
  • stanchezza, spossatezza costante  
  • malinconia, tristezza leggera, senso di perdita rispetto al relax delle vacanze  
  • disturbi fisici: mal di testa, dolori muscolari, disturbi digestivi  

In molti casi questi sintomi sono transitori: per la maggior parte delle persone durano pochi giorni fino a una settimana circa. 

Sindrome da stress da rientro

In alcune persone predisposte può manifestarsi la cosiddetta depressione stagionale, un disturbo che, come indica il nome, segue l’alternarsi delle stagioni. Ma cosa succede esattamente dentro di noi in questi momenti di transizione? Tra le possibili cause del calo dell’umore e dell’ansia legata al rientro si possono individuare diversi fattori, come ad esempio:

  • il ritorno dalle vacanze segna inevitabilmente la ripresa di doveri e impegni quotidiani che, durante il periodo di pausa, erano stati accantonati;
  • il distacco dalle persone conosciute in viaggio o da coloro con cui abbiamo condiviso le ferie può generare un senso di nostalgia e malinconia;
  • durante le vacanze è facile concedersi qualche eccesso o cambiare abitudini, e il senso di colpa unito alla stanchezza accumulata può rendere difficile tornare subito ai vecchi ritmi;
  • la consapevolezza di avere molti compiti arretrati e nuove responsabilità al rientro contribuisce a innescare lo stress da ripresa lavorativa.

Perché lo stress post ferie colpisce particolarmente adulti, genitori e fasce “tra i 25 e i 45 anni”

Si stima che circa un italiano su tre soffre di stress da rientro, con maggior incidenza tra i 25 e i 45 anni. 

Le ragioni sono varie:

  • il disagio non è solo psicologico ma anche pratico: rientro al lavoro con carichi immediati, orari rigidi, riunioni, scadenze.
  • i genitori devono spesso gestire non solo il proprio ritorno, ma la ripresa di attività scolastiche o universitarie dei figli, organizzazione domestica, trasporti, spostamenti, impegni extra …
  • lo sfasamento dei ritmi sonno-veglia, alimentazione, ritmo fisico (niente attività fisica, orari più rilassati) durante le vacanze rende più difficile il riadattamento.

Strategie pratiche per gestire ansia e stress da rientro

Come “riprendersi” dopo le ferie? Vediamo allora qualche accorgimento su come affrontare il rientro dalle vacanze con qualche piccolo accorgimento:

  1. Rientro graduale
    Se possibile, concedersi qualche giorno “cuscinetto” prima di tornare al pieno regime lavorativo o scolastico. Ridurre gradualmente gli impegni.  
  2. Ritornare a ritmi regolari
    Stabilire di nuovo una routine del sonno: alzarsi e andare a letto a orari simili, ridurre il tempo davanti agli schermi prima di dormire.  
  3. Regime alimentare equilibrato
    Mangiare bene, privilegiare frutta/verdura, bere adeguatamente, evitare eccessi di zucchero o caffeina che possono aumentare irritabilità o disturbare il sonno.  
  4. Attività fisica
    Anche una semplice passeggiata quotidiana, esercizi leggeri, attività che facciano muovere corpo e mente aiutano a ristabilire l’equilibrio e a rilasciare tensione.  
  5. Relax e piccoli spazi per sé
    Momentini durante la giornata per fare qualcosa che piace: leggere, ascoltare musica, veramente “staccare” almeno mentalmente. Tecniche di rilassamento, respirazione, meditazione se già note.  
  6. Socialità e condivisione
    Parlare con amici o parenti delle proprie emozioni può aiutare a sentirsi meno isolati. Condividere vacanze, ricordi, ma anche difficoltà. A volte vedere che altri percepiscono sensazioni simili può valere molto.  
  7. Obiettivi piccoli & gratitudine
    Darsi piccoli obiettivi raggiungibili nei primi giorni, così da non sentirsi sopraffatti. Coltivare gratitudine per quello che si ha, riconoscere i lati positivi della propria vita quotidiana.  
  8. Mantenere elementi “vacanzieri” nella routine
    Ad esempio, se in vacanza hai camminato all’aperto, cerca di inserire almeno una camminata giornaliera. Se hai letto o cucinato in modo rilassato, lascia spazio a queste cose.  

Cosa possiamo portarci dietro dall’estate

L’estate può offrire degli spunti utili non solo per relax, ma anche come “laboratorio” per capire cosa effettivamente ci fa stare bene. Ecco alcune idee:

  • Momenti di pausa: dormire un po’ di più, leggere, passeggiare nella natura, stare all’aperto.
  • Semplicità: meno impegni, più lentezza; opportunità di rallentare.
  • Relazioni: stare con chi ci fa stare bene, momenti sociali leggeri.
  • Hobby o piaceri semplici: quel libro che non leggi mai durante l’anno, una passeggiata, ascoltare musica, praticare sport all’aperto.

Chiedersi “quali elementi di queste abitudini posso mantenere anche nella routine” è un esercizio utile per ridurre il contrasto tra vacanza e quotidianità.

Quando preoccuparsi / quando rivolgersi a uno psicologo

Molti casi di stress da rientro si risolvono spontaneamente. Ma ci sono segnali che indicano che può essere utile un intervento professionale:

  • i sintomi durano oltre una o due settimane senza miglioramento evidente.  
  • l’ansia è molto intensa, con attacchi di panico o pensieri ricorrenti che disturbano il funzionamento quotidiano.
  • l’insonnia è persistente, oppure il sonno è molto disturbato, con impatto su umore, energia e concentrazione.
  • calo di motivazione tale da rendere difficile anche compiti semplici; sentimenti di inutilità, tristezza marcata, perdita di interesse per attività normalmente piacevoli.
  • problemi fisici rilevanti collegati allo stress (douori, disturbi digestivi, ecc.) che non rispondono alle strategie di base.

In questi casi, un percorso psicologico può fare la differenza: terapia cognitivo‐comportamentale, tecniche di gestione dell’ansia, supporto nella ristrutturazione dei pensieri, possibile coinvolgimento di rilassamento e mindfulness.

Il mio approccio come psicologo a Pisa

Nel mio studio propongo percorsi che tengono conto sia degli aspetti emotivi che comportamentali:

  • una valutazione iniziale per identificare quali sintomi sono più presenti (sonno, umore, prestazioni, fisicità)
  • interventi cognitivi per riconoscere pensieri “rigidi” o perfezionistici che spesso peggiorano la percezione dello stress da rientro
  • strategie comportamentali per reintrodurre routine in modo graduale e sostenibile
  • tecniche di rilassamento e mindfulness per gestire l’ansia e migliorare la qualità del sonno
  • nelle situazioni più complesse, lavoro anche su gestione dello stress, prevenzione del burnout, e sostegno nelle relazioni (familiari o lavorative).

Conclusione

Il rientro dopo l’estate può essere faticoso, ma è un passaggio che si può rendere più sereno con consapevolezza, cura di sé e strategie ben scelte. Riconoscere i segnali precoci, mantenere alcuni elementi positivi dell’estate, e non esitare a chiedere aiuto quando serve sono passi fondamentali per proteggere la salute mentale e vivere meglio tutto l’anno. Se hai bisogno di uno Psicologo a Pisa o online contattami per una consulenza.


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Bonus Psicologo 2025: come funziona e come usarlo

Bonus Psicologo 2025

Se vuoi saperne di più su cosa è il bonus psicologo, su come funziona e come su come richiederlo sei nel posto giusto. Sono il dott. Andrea Galleschi, psicologo e psicoterapeuta cognitivo comportamentale a Pisa e ho preparato una piccola e utile guida.

Cos’è il Bonus Psicologo 2025?

Il Bonus Psicologo è un contributo economico introdotto come aiuto per sostenere le spese delle sedute psicologiche, pensato per chi sta affrontando situazioni di ansia, stress, depressione o disagio emotivo o chi voglia affrontare un percorso di psicoterapia. Nel 2025, l’iniziativa è stata confermata con alcune novità rispetto agli anni precedenti. Il rimborso è fino a 50 € per seduta, in base all’ISEE, e può arrivare fino a 1.500 € all’anno

Chi può richiederlo?

Possono fare richiesta tutti i cittadini residenti in Italia che desiderano iniziare un percorso di sostegno psicologico con uno psicologo o psicoterapeuta iscritto all’Albo. Per accedere alla domanda è indispensabile avere un ISEE 2025 valido e inferiore a 50.000 euro. Prima di fare domanda è quindi fondamentale aggiornare la propria situazione ISEE.

A quanto ammonta il contributo?

Il valore del bonus varia in base all’ISEE:

  • Fino a 15.000 € → massimo 1.500 €
  • Tra 15.000 e 30.000 € → massimo 1.000 €
  • Tra 30.000 e 50.000 € → massimo 500 €

Il contributo può essere utilizzato per pagare sedute individuali con professionisti accreditati. È sempre utile confrontarsi con il terapeuta di fiducia per definire le modalità di pagamento e di utilizzo del bonus.

Come richiedere il Bonus Psicologo

La domanda si presenta online tramite il portale INPS, autenticandosi con SPID, CIE o CNS. Per trovare la sezione dedicata al Bonus Psicologo 2025 occorre navigare in “Prestazioni e servizi” > “Servizi” > “Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche” > “Contributo per sostenere le spese relative a sessioni di psicoterapia” o digitare “Bonus psicologo” nella barra di ricerca. Le graduatorie regionali seguiranno l’ordine di arrivo delle domande, privilegiando gli ISEE più bassi. Inoltre, chi aveva già fatto domanda lo scorso anno potrebbe ottenere il bonus 2025 grazie allo scorrimento delle graduatorie 2024 e quindi senza bisogno di presentare una nuova domanda. È importante informarsi sempre per tempo e rispettare le scadenze per non perdere l’opportunità. Si può richiedere il bonus anche telefonicamente al numero verde 803.164 (rete fissa, gratuito) oppure allo 06 164.164 (rete mobile, tariffazione variabile).

Quando si può fare domanda per il bonus psicologo 2025?

Per quanto riguarda il Bonus psicologo 2025, le tempistiche per la presentazione delle domande non sono ancora state comunicate ufficialmente dall’INPS. Le date per la presentazione delle domande per l’accesso al bonus 2025 saranno rese note sul sito ufficiale dell’INPS, con un preavviso di almeno 30 giorni.

Come usare il Bonus Psicologo

Dopo aver presentato correttamente la domanda e ottenuto il Bonus 2025, si riceverà un codice univoco che andrà comunicato allo psicologo o psicoterapeuta aderente all’iniziativa. La prima seduta dovrà essere effettuata entro 60 giorni dal ricevimento del codice, altrimenti il diritto al contributo per il 2025 decade. Il contributo ha validità di 270 giorni e potrà essere utilizzato solo con professionisti iscritti all’albo e aderenti all’iniziativa. Sul sito dell’INPS, al momento dell’ottenimento del contributo, sarà possibile consultare l’elenco aggiornato degli psicologi che hanno aderito all’iniziativa. Verifica sempre che lo specialista scelto sia convenzionato per non rischiare sorprese.

Vuoi usare il Bonus Psicologo a Pisa?

Mi chiamo Andrea Galleschi, sono psicologo e psicoterapeuta a Pisa, regolarmente iscritto all’Albo e accetto il Bonus Psicologo.

Se desideri:

  • Affrontare ansia, stress o difficoltà emotive
  • Intraprendere un percorso di crescita personale
  • Approfittare del Bonus Psicologo 2025 per iniziare a stare meglio

Puoi contattarmi senza impegno per capire se il bonus è adatto al tuo caso e come utilizzarlo nel mio studio a Pisa o online.

Contatti

Telefono3281098352 – WhatsApp
e-mail: andrea.gsh@gmail.com

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Blocco dello studente

Blocco dello studente
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Nella vita, ogni studente può trovarsi ad attraversare un particolare momento nel quale può sperimentare una perdita di interesse per lo studio, a volte addirittura una sensazione di avversione fino alla nausea, difficoltà di concentrazione e distrazioni frequenti che portano a mettere in atto infinite procrastinazioni. Spesso inizia con mancanza di voglia e con la sensazione di non riuscire a memorizzare neppure i concetti più semplici, obbligando a leggere più e più volte le stesse righe nel tentativo di capirci qualcosa. Dopo un po’ è possibile sorprendersi con lo smartphone in mano a scrollare compulsivamente Instagram senza prestargli neppure particolare attenzione. Questa particolare condizione prende il nome di blocco dello studente.


COS’E’ IL BLOCCO DELLO STUDENTE

Il blocco dello studente è quella condizione psicologica in cui la persona sente di non riuscire più a studiare come prima:

  • Non si riesce a cominciare
  • Non si riesce a capire o apprendere niente
  • Le distrazioni sono continue e impediscono di studiare
  • I sentimenti di avversione portano in maniera graduale a procrastinare lo studio in momenti ritenuti più adatti – “adesso non ho la testa”, “non è il momento giusto”, “inizierò domani
  • Si iniziano a rimandare gli esami

Il blocco dello studente può avvenire a qualsiasi età e a qualsiasi livello di istruzione, ma risulta molto più frequente nella scuola superiore e soprattutto all’università. A volte, ma molto più raramente, può capitare che non esista alcun problema nello studio e nella preparazione, ma poi durante gli esami o le verifiche non si riesca a sostenere lo stress e la prova stessa.

Come si manifesta

Quando questa condizione si presenta lo studente può avere pensieri svalutanti per il fatto di non riuscire a studiare e quindi potrebbe iniziare a criticare se stesso di non essere in grado di fare ciò che dovrebbe. Oltre alle auto-critiche, lo studente è chiamato ad affrontare anche le critiche degli altri per il fatto di non riuscire a portare avanti lo studio con produttività. Lo studente può sperimentare, quindi, senso di colpa per le proprie presunte incapacità, oltre che vergogna e tristezza.


IL CIRCOLO VIZIOSO

Purtroppo al giorno d’oggi ci troviamo a pensare di dover fare le cose e bene e in fretta, in modo da soddisfare le aspettative della società. Avere difficoltà o attraversare periodi difficili è vissuto con ansia e paura in quanto si ha la sensazione che ciò non sia ammesso dalla società moderna. Questa condizione causa molta ansia e stress e può innescare un circolo vizioso

Tentativi di soluzione

Spesso nel tentativo di risolvere il problema rischiamo di affrontarlo in maniera erronea reiterando sempre gli stessi comportamenti che invece di risolverlo finiscono per peggiorarlo:

  • Preoccupazioni – si passa molto tempo a preoccuparsi per la situazione, immaginando i peggiori scenari possibili e criticandosi sulle sue mancanze. Questi pensieri, oltre a distrarre ulteriormente hanno l’effetto di abbattere ulteriormente e far perdere la motivazione, finendo così per sostenere e aumentare le difficoltà;
  • Evitamenti – gli evitamenti sono messi in atto quando non ci si sente abbastanza in grado di affrontare una situazione in modo da proteggersi da un eventuale fallimento. Questa strategia, ovviamente, oltre che aumentare la paura di affrontare le situazioni temute alimenta la sensazione di non essere in grado di farcela e peggiora il problema aggiungendo stress allo stress;
  • Programmi troppo rigidi – a volte a causa degli evitamenti, del tempo perso o semplicemente a causa dell’idea di dover fare tutto e subito le giornate di studio vengono programmate in maniera troppo rigida, finendo per destinare allo studio tutta l’intera giornata. Questa strategia risulta troppo rigida, per cui sarà molto facile provare frustrazione, mancanza di voglia e sensazione di scarsa produttività.
Mantenimento del problema

Il blocco dello studente, quindi, è una condizione delicata che inizia in maniera graduale, con piccole difficoltà, e si mantiene a causa dei pensieri svalutanti e dei tentativi fallimentari messi in atto per risolvere la situazione, fino al sopraggiungere di problemi più seri e sempre più frequenti.

In poche parole, più siamo sotto pressione e in colpa più aumenteranno le nostre difficoltà.


SUPERARE IL BLOCCO DELLO STUDENTE

Il blocco dello studente è un problema che non va sottovalutato, è bene cercare soluzioni adeguate fin dai primi segni del problema. Infatti, più si trascura e più diventa difficile da superare. 

Qualche strategia utile:
  • Cercare aiuto – la cosa peggiore da fare è chiudersi in sé stessi. Condividere le difficoltà con amici, parenti o persone vicine potrà diminuire il senso di solitudine e mettere in moto un meccanismo di supporto sia logistico che morale;
  • Superare la noia – una cosa da fare in questi casi è sicuramente quella di alleggerire il carico di studio e inserire frequenti pause in modo da rendere meno pesante la fatica. Altra cosa, se possibile è quella di trovare argomenti di interesse, approfondire con curiosità o storie interessanti, in modo da aumentare la motivazione e alleggerire l’impegno;
  • Fissare obiettivi facili – quando si sta sperimentando la sensazione di essere bloccati, la cosa migliore da fare è quella di rimettersi in moto. Porsi tanti piccoli obiettivi facilmente raggiungibili aumenterà la sensazione di essere tornati in movimento, aumenterà la motivazione e le auto-valutazioni positive. In questo modo anche l’umore migliorerà, risultando un valido alleato nelle nostre battaglie quotidiane;
  • Pianificazione – creare un proprio piano di studio in base al tempo, alle energie e al grado di difficoltà che stiamo attraversando può risultare vincente. Dobbiamo solo ricordarci di dedicare tempo allo studio in maniera graduale, non serve sovraccaricarsi, e di partire sempre da obiettivi semplici.
  • Creare abitudini sane – dedicare più tempo sé stessi, mangiare in modo sano, dormire in modo regolare, svolgere qualche tipo di attività fisica e crearsi delle routine quotidiane potrà certamente essere un piano vincente che aumenterà l’umore e la capacità di far fronte a situazioni difficili.

LA PSICOTERAPIA

A volte è necessario ricorrere all’aiuto di un professionista. Quando il blocco dello studente non si risolve spontaneamente, quando sono stata tentate molte soluzioni, ma nessuna ha funzionato o quando la situazione risulta essere molto invalidante e produce notevole sofferenza è probabile che sia necessario un aiuto esperto. Non servono coach o presunti esperti, ma occorre affrontare il problema nel modo migliore e soprattuto più personalizzato possibile. La psicoterapia può rappresentare una preziosa risorsa in grado di risalire alle cause del problema e risolverle in maniera mirata. Inoltre, è in grado di fornire dei validi strumenti per poter affrontare difficoltà simili in futuro. La psicoterapia cognitivo comportamentale è in grado di sbloccare il problema, rappresentando una soluzione rapida e soprattutto efficace.

Se cerchi uno psicologo a Pisa che possa aiutarti contattami.



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Il Confronto con gli altri: uscire dalla trappola

Il confronto con gli altri: uscire dalla trappola

Confrontarsi con gli altri è una tendenza naturale, che tutti noi, in quanto esseri umani, abbiamo. Tale confronto può essere assolutamente neutrale, come quando si limita a valutare le somiglianze e le differenze e può risultare essenziale per il ragionamento intelligente. E’ inoltre produttivo quando ci sentiamo ispirati ad emulare alcuni aspetti di altri che ci hanno colpito e quindi quando ciò ci spinge a migliorarci. Secondo lo psicologo e sociologo Leon Festinger l’essere umano ha sviluppato la tendenza a confrontarsi con l’altro per il bisogno di verificare le sue opinioni e competenze, in assenza di strumenti di misurazione naturali o fisici. È un sistema usato per ottenere la misura del nostro vivere all’interno della società. Dato che non esistono strumenti oggettivi al di fuori del contesto sociale che misurino il valore, ci guardiamo intorno in cerca di un punto di riferimento che ci aiuti a capire se stiamo agendo bene o male: nel lavoro, nelle relazioni, nella vita in generale.

La trappola del confronto con gli altri

Seppur innato e utile, confrontarsi con gli altri diventa disfunzionale quando produce sentimenti quali invidia o gelosia oppure quando ci porta a giudicarci migliori o peggiori degli altri. Fin da piccoli, durante le scuole o nello sport i bambini vengono messi a confronto fra di loro. Chi è più intelligente, più carino, più bravo? Viviamo in una società competitiva in cui la persona non vale per quello che è, ma in relazione agli altri. In questo contesto il confronto è diventato lo strumento attraverso il quale cerchiamo il nostro valore fuori da noi stessi e non in noi stessi. Paragonarci agli altri allora rischia di attivare in noi emozioni spiacevoli e di diventare il sistema di misura delle nostre presunte mancanze, assumendo la funzione negativa di autosabotaggio piuttosto che quella positiva di motivarci al miglioramento.  Quando cadiamo in questa trappola il confronto ci opprime e ci rende infelici. Tutto questo, soprattutto negli ultimi anni con l’avvento e la crescita esponenziale dei social network, si è ulteriormente potenziato, portando sul piatto del confronto non più i nostri simili, ma addirittura modelli di paragone sempre più irraggiungibili.

La negazione di noi stessi nel confronto con gli altri

Il confronto costantemente con gli altri potrebbe derivare da una bassa autostima e dalla mancanza di fiducia rispetto al proprio percorso di vita. Dal punto di vista logico è, inoltre, un’operazione riduttiva. Il confronto con gli altri porta sempre alla negazione di noi stessi. Secondo Kierkegaard, confrontarsi agli altri ci allontana dalla nostra essenza, impedendoci di essere autentici e creando bisogni che prima non pensavamo di avere. Ogni volta che ci paragoniamo agli altri perdiamo di vista la complessità che caratterizza ognuno di noi e questo si riflette in un impoverimento dell’individualità. Esasperare il confronto ci condurrà inevitabilmente verso il tentativo di soddisfare sempre più nuovi “bisogni” con lo scopo di ottenere la felicità, ma in realtà finiscono col renderci perennemente insoddisfatti. Un po’ come l’asino con la carota, cerchiamo di raggiungere un obiettivo che attraverso il confronto spostiamo sempre più in avanti. 


Come sfuggire dalla trappola del confronto con gli altri?

Uscire dalla trappola del confronto con gli altri non è facile, specialmente quando fa parte di noi da molto tempo. Tuttavia, riuscirci significa finalmente vivere in pace e soddisfatti secondo i propri desideri e i propri valori. Per sfuggire da questa trappola dobbiamo provare ad andare oltre il confronto. La prima cosa è rendersi conto che confrontarsi con gli altri è il segnale che non ci amiamo o non ci valorizziamo abbastanza. Quando abbandoniamo la necessità di confrontarci con gli altri, di guardare fuori da noi per trovare i punti di riferimento con cui stimare il nostro valore, possiamo iniziare a guardarci dentro. Connettendoci con noi stessi siamo in grado di capire di cosa abbiamo veramente bisogno e cosa davvero desideriamo per noi stessi. Desideri autentici, che provengono da noi stessi. Non quelli imposti dai paragoni. Durante questo processo di auto-accettazione, iniziamo a scoprirci, apprezzarci e valorizzarci per ciò che siamo. Iniziamo a pensare realmente a come vogliamo vivere e quali cambiamenti ci renderebbero davvero felici.

Cosa possiamo fare

Accorgersi e scoprire i nostri obiettivi.

È molto importante distinguere tra i nostri obiettivi e gli obiettivi che sembrano nostri, ma che sono legati alle aspettative degli altri. Capita molto spesso di voler dimostrare il nostro valore a qualcuno a tal punto da confondere le sue aspettative e i suoi scopi con i nostri. Come se disattendere quelle richieste significasse non valere abbastanza. Mettere a fuoco ciò che è davvero importante per noi potrebbe essere il primo grande passo per uscire dalla trappola del confronto.

Proviamo a rispondere a queste domande:

  • Ci sono cose che ho fatto solo per dimostrare il mio valore a qualcuno?
  • Se non ci fosse qualcuno con confrontarsi agirei diversamente? Quali bisogni ho in questo momento della mia vita?
  • Quali, per me, hanno la priorità su altri? 

Comprendere le nostre caratteristiche

Ognuno di noi ha delle caratteristiche che ci differenziano gli uni dagli altri. Ognuno ha le sue attitudini, i suoi valori, le sue preferenze, i suoi modi di fare le cose e le sue scale di priorità. La realizzazione e la felicità passano necessariamente dalla coerenza con noi stessi. Rinunciare a parti di noi e accettare i sistemi di valori imposti dall’esterno, solo per cercare di essere più simili a qualcuno che ammiriamo o per dimostrare il nostro valore a qualcuno, ci allontana da noi e ci porta a vivere una vita fatta di continue frustrazioni.

Proviamo a chiederci, ad esempio:

  • Quello che sto facendo, lo sto facendo davvero per me?
  • Quanto di quello che sto facendo o che ho fatto nella mia vita è stato mosso dal confronto con qualcuno?
  • Sto veramente facendo qualcosa in linea con le mie caratteristiche, attitudini e valori?

Accettare gli errori e promuovere la gentilezza

Ogni scelta rappresenta un’incognita. Nessuno di noi avrà mai la certezza che le scelte che farà saranno sempre quelle giuste. Quanto è pericoloso, per noi, fare errori? Capita spesso, purtroppo, che sbagliare venga confuso con fallire e porti all’errata convinzione di non avere abbastanza valore. Sbagliare potrebbe esporci a giudizio o alla delusione degli altri. Spesso chi ha una bassa autostima tende a concentrarsi sugli errori fatti in passato e giudicarsi costantemente sulla base di quelli. Non dobbiamo mai confondere chi siamo stati o cosa abbiamo fatto con il nostro attuale valore. Dobbiamo invece, imparare a perdonarci,  promuovendo un atteggiamento di gentilezza verso noi stessi e ricordandoci che l’unica mappa che abbiamo per orientarci in tutta questa incertezza è data da quello che sentiamo nel qui ed ora: dai nostri bisogni interni, dalle nostre attitudini, dalle nostre motivazioni e dai nostri valori. Sulla base di questo scegliamo cosa è giusto per noi in un determinato momento. Avere come obiettivo quello di non sbagliare mai, oltre ad essere poco realistico, ci carica di moltissima ansia e ci espone al rischio non decidere in maniera lucida. Impariamo inoltre, a vedere il lato positivo dei nostri errori e a riflettere su di essi per migliorarci e andare avanti.

Riconoscere il nostro valore

Spesso facciamo proprio il contrario. Siamo propensi a concentrarci su ciò che ci manca e che magari gli altri hanno, piuttosto che su ciò che abbiamo e ci rende felici. Tendiamo cioè a paragonare le nostre debolezze con i punti di forza degli altri. Quando accade ciò possiamo provare a concentrarci sulle cose positive della nostra vita, su ciò che ci da soddisfazione e che ci rende felici. Ricordiamoci che siamo abbastanza così come siamo e nessun paragone con altri potrà mai definire il nostro valore.

Proviamo a chiederci:

  • Quante volte mi concentro sui miei successi?
  • Quante volte mi sono riconosciuto/a il merito per i miei traguardi?
  • Quali sono i miei punti di forza e come posso usarli?

Evitare il confronto

Grazie ai social media, oggi, cadere nella trappola del confronto con gli altri è ancora più facile. Spesso ciò che viene mostrato è solo quello che vogliamo che gli altri vedano di noi. Così come accade per le foto, applichiamo filtri anche alla nostra realtà, evidenziando gli aspetti positivi e nascondendo quelli che ci piacciono meno. Conoscere quello che in noi fa scattare la trappola è utile per provare a disinnescarla. Ogni qual volta ci accorgiamo di essere caduti nella trappola, ricordiamoci, senza giudicarci, che basta spostare la nostra attenzione verso altre cose o ad esempio, se siamo sui social, posare lo smartphone. 

Proviamo a domandarci:

  • Cosa mi porta a confrontarmi?
  • Quando faccio più confronti?
  • Cosa penso quando mi confronto con qualcun’altro/a?

Valorizzare i nostri progressi

Essere impegnati in competizioni e in confronti con altre persone ci fa perdere di vista i nostri progressi. Invece di cercare al di fuori di noi i parametri per un confronto, sarebbe più utile che ci confrontassimo con i risultati da noi ottenuti, mettendoli in relazione con i nostri punti di partenza, valorizzando così i nostri progressi e gli sforzi fatti per raggiungerli.

Proviamo a rispondere a:

  • Quanto sono migliorato rispetto agli inizi?
  • Cosa ancora posso fare per migliorarmi?
  • A che punto sono?

Siamo onesti con noi stessi

È risaputo che le emozioni che non riusciamo a gestire finiscono per dominarci. Se siamo in costante lotta con l’invidia, il modo migliore per disarmarla è chiamarla con il suo nome. Potremmo addirittura, se ci sentiamo particolarmente audaci, confessare agli altri le nostre emozioni, a quel punto si dissolveranno magicamente. Nella conoscenza dell’esperienza altrui potremmo arrivare a scoprire cose impensabili.

Proviamo a chiederci:

  • Cosa sto provando?
  • Perché sto provando proprio ora questa emozione?

Per approfondire queste tematiche e imparare a conoscersi meglio può essere utile un consulto psicologico con un professionista qualificato. Se cerchi uno psicologo a Pisa che possa aiutarti contattami.

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Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)

Disturbo ossessivo-compulsivo
Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)

Cos’è il disturbo Ossessivo-Compulsivo

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è caratterizzato principalmente dalla presenza di pensieri, immagini o impulsi ricorrenti. Questi possono creare ansia o una sensazione di sgradevolezza o disgusto che obbliga, chi ne soffre, a mettere in atto dei comportamenti ripetitivi finalizzati ad alleviare queste sensazioni. 

È un disturbo che prevede la presenza di due sintomi caratteristici, le ossessioni e le compulsioni, che interferiscono con la vita quotidiana causando un disagio significativo. In alcuni casi possono essere presenti solo ossessioni o solo compulsioni.

Compralo su Erickson.it

Ossessioni nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)

Le ossessioni (pensieri, immagini o impulsi) si manifestano in modo improvviso, contro la volontà del paziente, diventando via via sempre più frequenti. L’ossessione, quando si manifesta, cattura totalmente l’attenzione del paziente, al punto che diventa impossibile pensare ad altro e provoca intense sensazioni di ansia, vergogna e paura.

La comparsa di queste idee o pensieri sono sempre accompagnate dal tentativo di resistenza da parte della persona che li sperimenta, il quale cercherà di ignorarle, scacciarle dalla mente o attenuarle attraverso la messa in atto di azioni o cercando di sostituirle con altri pensieri. A volte si riesce a distrarsi dall’ossessione, ma il sollievo è solo momentaneo perché le ossessioni si ripresentano continuamente e in maniera sempre più frequente.

Esempi di ossessioni

Pensieri ossessivi:

  • Ho dimenticato di chiudere la portiera della macchina”
  • Sulle mie mani ci sono dei germi”

Immagini ossessive:

  • Immagini a carattere sessuale
  • Immagini blasfeme

Impulsi ossessivi:

  • Impulso di fare del male a me o a un’altra persona
  • Impulso a comportarsi in maniera imbarazzante

Le compulsioni nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)

Le compulsioni sono azioni mentali e/o comportamenti ripetitivi messi in atto in risposta alle ossessioni e che rappresentano un tentativo di soluzione. Queste permettono alla persona di alleviare momentaneamente il disagio emotivo provocato dalle ossessioni e regalano, seppur in maniera temporanea, un senso di sollievo, allontanando la sensazione che qualcosa non vada o che potrebbe accadere qualcosa di brutto.

Esempi di comportamenti compulsivi:

  • Lavarsi le mani
  • Riordinare
  • Eseguire controlli continui

Esempi di azioni mentali compulsive:

  • Contare
  • Pregare
  • Ripetere parole o frasi

Vari tipi di Disturbo Ossessivo-Compulsivo

Il DOC può assumere molteplici forme diverse. A volte è possibile che più forme siano presenti in concomitanza, ma è anche possibile che chi soffre di DOC non si riconosca in nessuna categoria. Le principali tipologie di DOC presenti nella pratica clinica sono 7.

Sottotipi di DOC

  • DOC da contaminazione: Le persone che ne soffrono vivono la costante preoccupazione che loro stessi o un familiare possa ammalarsi entrando in contatto con qualche sostanza contaminante o qualche germe;
  • DOC da controllo: Chi soffre di questo tipo di disturbo ha la costante preoccupazione che una propria azione o un proprio errore sia causa di disgrazie;
  • DOC da ordine e simmetria: Chi soffre di DOC da simmetria si impegna anche per molte ore a riordinare oggetti, quando percepisce disordine, fino a che non sente che tutto è “a posto”;
  • DOC da superstizione eccessiva: Chi ne soffre ritiene che l’esito degli eventi sia legato al compimento di certi gesti, al fatto di pronunciare o meno certe parole, vedere o non vedere determinate cose o contare per un numero preciso di volte;
  • DOC da accumulo/accaparramento: Il disturbo si manifesta con la tendenza ad accumulare oggetti insignificanti a causa della difficoltà a disfarsene. Solitamente chi soffre di questo particolare disturbo non è consapevole dei suoi eccessi e sperimenta una condizione di disagio emotivo al solo pensiero di gettare via qualcosa;
  • Ossessioni pure: Il disturbo si presenta con pensieri o immagini in cui la persona attua comportamenti inaccettabili o indesiderati. Non vengono attuate né compulsioni, né rituali mentali. L’ansia derivante dalle ossessioni pure non riguarda la natura del pensiero, ma il suo significato;
  • Compulsioni mentali: Chi ne soffre mette in atto dei veri e propri rituali mentali (ad esempio rituali di conteggio, ripetizione di frasi o preghiere) senza presentare però compulsioni materiali.

Diffusione del Disturbo Ossessivo-Compulsivo

Il Disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è un disturbo abbastanza comune. Si stima che questo disturbo colpisca il 2-3% della popolazione nel corso della vita. Colpisce indipendentemente sia uomini che donne, può esordire nell’infanzia (25% dei pazienti), ma la maggior parte dei pazienti il disturbo ha inizio durante la pubertà. Senza trattamento adeguato, prima di tutto con una psicoterapia cognitivo comportamentale specifica, il disturbo ossessivo compulsivo assume un carattere cronico con tendenza ad aggravarsi nel tempo.


Terapia del Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)

Psicoterapia per il disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC)

L’efficacia della Terapia Cognitivo Comportamentale nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo è scientificamente comprovata; questo la rende il trattamento psicoterapeutico di elezione per la cura dei disturbi ossessivi. Può anche essere cambiata al trattamento farmacologico, mantenendo un’ottima efficacia clinica.

Lo scopo della psicoterapia è quello di apprendere l’infondatezza delle paure e imparare che queste possono essere affrontate anche senza rituali. 

La Psicoterapia cognitivo comportamentale coniuga due tipi di terapia: 

  • la terapia comportamentale: la tecnica più usata per il DOC è l’esposizione con prevenzione della risposta. Si esegue una graduale esposizione allo stimolo ansiogeno (questa tecnica si fonda sul fatto che il disagio emotivo tende a diminuire spontaneamente man mano che ci si abitua allo stimolo) e parallelamente si mette in atto la tecnica della prevenzione della risposta (le compulsioni vengono gradualmente rimandate fino alla sospensione). 
  • la terapia cognitiva: attraverso la modificazione di alcuni processi di pensiero, automatici e disfunzionali, si interviene sulle principali distorsioni cognitive che stanno alla base del disturbo nei pazienti con DOC.

Farmacoterapia per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo

Gli inibitori della ricettazione della serotonina (SSRI), sono i farmaci più usati per la cura del disturbo ossessivo compulsivo; talvolta si aggiungono alla terapia anche altri farmaci, come per esempio gli antipsicotici atipici per la loro azione sul sistema dopaminergico implicato nel disturbo. La terapia farmacologica può essere un aiuto, ma va sempre affiancata alla terapia cognitivo comportamentale.


Se senti di aver bisogno di aiuto e cerchi uno psicologo a Pisa che possa aiutarti a vincere il disturbo ossessivo compulsivo contattami.


Per approfondire


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Ansia: sintomi e cura

Ansia: sintomi e cura

Ansia è un termine generalmente usato per indicare un complesso stato di attivazioni fisiologiche, cognitive e comportamentali in risposta ad uno stimolo ritenuto minaccioso e verso il quale crediamo di non poter rispondere in maniera efficace. Tuttavia l’ansia è di per sé un fenomeno assolutamente normale. Non è altro che la risposta del nostro organismo che si prepara ad affrontare uno stimo avvertito come pericoloso. Quali sono i sintomi dell’ansia e come si cura?



Quando l’ansia diventa patologica?

Può diventare un problema quando risulta eccessiva rispetto allo stimolo o alla situazione che ci troviamo a dover affrontare oppure quando persiste per un tempo prolungato. In questo caso anche una situazione oggettivamente non pericolosa può diventare uno sforzo enorme e fonte di sofferenza, come ad esempio sostenere un esame, uscire di casa o vedere altre persone.

Sintomi dell’ansia

Riconoscere l’ansia.
Le sue caratteristiche principali sono:

  • pensieri e previsioni di tipo ansioso: mi sentirò male, non ce la farò, farò una brutta figura;
  • emozioni di paura, timore e ansia;
  • sensazioni corporee tipiche: 
    • tensione muscolare, tremore, 
    • respirazione alterata e possibile sensazione di soffocamento e costrizione, 
    • battito cardiaco accelerato, aumento della sudorazione, sensazioni di svenimento e vertigini, nausea;
  • comportamenti alterati: agitazione motoria e irrequietezza, alterazione dell’appetito, alterazioni del sonno e comportamenti di evitamento delle situazioni attivanti.

Se sono presenti anche solo alcuni di questi sintomi e si avverte un peggioramento della qualità della vita quotidiana è bene rivolgersi a un professionista. 

Disturbi d’ansia

I disturbi d’ansia più diffusi sono:

  • Fobia specifica, ovvero un’intensa e immotivata paura di: spazi chiusi, ragni, insetti, aereo, automobile ecc.;
  • Disturbo di panico e agorafobia;
  • Disturbo d’ansia generalizzata;
  • Fobia sociale;
  • Disturbo post-traumatico da stress.

Il trattamento dell’ansia

Quando l’ansia diventa eccessiva e incontrollabile può diventare un disturbo psicologico e avere gravi ripercussioni sulla qualità della vita di chi ne soffre. In questo caso è indispensabile l’intervento di un professionista per cercare di gestire e ridurre la sintomatologia.

La presa in carico per i disturbi d’ansia può avvenire attraverso:

  • Trattamento psicologico
  • Trattamento farmacologico

Terapia psicologica per l’ansia

Il principale trattamento per l’ansia è certamente la psicoterapia. In particolare la psicoterapia cognitivo comportamentale ha dimostrato di esse la più valida per la cura dei disturbi d’ansia, tant’è che è considerata il trattamento di prima scelta. In pochi mesi, attraverso la terapia, il paziente verrà aiutato a riconoscere l’ansia patologica dall’ansia non patologica, a interrompere il suo ciclo di attivazione e a ridurre o eliminare la sintomatologia. Attraverso l’insegnamento di tecniche di rilassamento e di respirazione il paziente potrà ridurre fin da subito l’impatto delle sensazioni fisiche dell’ansia e arricchire il suo bagaglio di competenze per la gestione dei sintomi. Oltre all’approccio classico, la psicoterapia cognitivo comportamentale può avvalersi di nuovi e scientificamente provati protocolli di terapia metacognitiva per la cura dei disturbi d’ansia.

Terapia farmacologica dell’ansia

Farmaci ansiolitici come le benzodiazepine o antidepressivi di ultima generazione sono solitamente prescritti per il trattamento dei disturbi d’ansia. Tuttavia questi farmaci hanno efficacia limitata nel tempo e spesso, dopo un leggero miglioramento  possono peggiorare la situazione.

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